Capo nativo della Nazione Wet’suwet’en primo prigioniero di coscienza del Canada

31 Luglio 2024

Photo © Anthony Walsh

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Chief Dsta’hyl, noto anche come Adam Gagnon, uno dei capi della Nazione Wet’suwet’en, è il primo prigioniero di coscienza del Canada nella storia di Amnesty International, che d’ora in avanti ne chiederà la scarcerazione immediata e senza alcuna condizione.

Il 4 luglio 2024 Chief Dsta’hyl è stato condannato a 60 giorni di arresti domiciliari.

“Lo stato canadese sta ingiustamente criminalizzando Chief Dsta’hyl solo perché ha difeso la terra, l’ambiente e dunque i diritti del popolo Wet’suwet’en”, ha dichiarato Ana Piquer, direttrice per le Americhe di Amnesty International.

“I popoli nativi sono sulla prima linea del cambiamento climatico e subiranno conseguenze sproporzionate se l’umanità continuerà a bruciare combustibili fossili”, ha aggiunto Piquer.

Dal 2020 Amnesty International fa ricerca sulle violazioni dei diritti umani ai danni delle persone che difendono il territorio Wet’suwet’en. Chief Dsta’hyl è il primo di quattro nativi difensori della terra mandati a processo a essere giudicato colpevole di aver violato un divieto ingiusto, che proibisce di svolgere azioni per contrastare la costruzione della Coastal GasLink, una condotta per il trasporto di gas liquefatto. Tuttavia, tali azioni sono tutelate dai diritti alla libertà d’espressione e di protesta pacifica. La costruzione della condotta sta andando avanti in assenza del consenso preventivo, libero e informato dei capi ereditari Wet’suwet’en, che pure è previsto dal diritto internazionale.

Il divieto, sotto forma di ordinanza, è stato emesso su richiesta della Coastal GasLink ed è stato confermato dalla Corte suprema dello stato del British Columbia.

“Sono stato condannato per aver deciso di proteggere la nostra terra dopo che le nostre leggi erano state ignorate. Il nostro obiettivo finale è che siano riconosciute. È una lotta, la nostra, che va avanti da 240 anni. Siamo stati incarcerati nelle nostre riserve e ci hanno dato lo status di ‘indiani’. Ora abbiamo lo status di ‘prigionieri di coscienza’ per quello che i colonizzatori hanno fatto contro di noi”, ha dichiarato Chief Dsta’hyl.

Ulteriori informazioni

In un rapporto pubblicato alla fine del 2023, Amnesty International ha denunciato la criminalizzazione, le minacce e le intimidazioni contro coloro che difendono le terre della Nazione Wet’suwet’en, chiamando in causa le autorità federali canadesi e quelle dello stato del British Columbia, le aziende CGL Pipeline Ltd. e TC Energy responsabili della costruzione del gasdotto, nonché la Forsythe Security, un’agenzia di sicurezza privata messa sotto contratto dalla CGL Pipeline Ltd.

Negli ultimi anni la Polizia reale canadese a cavallo ha effettuato quattro incursioni nei territori Wet’suwet’en, facendo uso illegale della forza e arrestando persone che si opponevano pacificamente alla costruzione del gasdotto.

Nell’estate del 2022 la procura dello stato del British Columbia ha rinviato a giudizio 20 difensori della terra per aver disobbedito all’ordine di stare alla larga dal sito della costruzione del gasdotto.

Sette di loro si sono dichiarato colpevoli a causa delle rigide norme sulla libertà condizionale. Nei confronti di altri cinque l’accusa è stata annullata. Tre sono sotto processo e la prossima udienza è prevista a settembre. La data d’inizio del processo per gli ultimi cinque dev’essere ancora decisa. Se i processi in corso e quelli ancora da tenere si concluderanno con dei verdetti di colpevolezza tali da comportare periodi di carcere o agli arresti domiciliari, Amnesty International potrà considerare i condannati come prigionieri di coscienza.

Amnesty International continua a chiedere al governo dello stato del British Columbia di porre fine alla criminalizzazione dei difensori della terra Wet’suwet’en e di altri gruppi nativi e ribadisce la sua opposizione all’espansione di condotte per il trasporto di prodotti fossili e delle relative infrastrutture.