In ricordo di Peter Benenson, mancato 20 anni fa

25 Febbraio 2025

Peter Benenson fondatore di Amnesty International

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Non sempre i cambiamenti che aprono la strada alle conquiste civili e sociali iniziano con gesti clamorosi. Peter Benenson riteneva che, negli stati sottoposti a dittatura, l’azione degli avvocati non fosse sufficiente a garantire la libertà delle persone in carcere a causa delle loro idee. Pensò allora di rivolgersi all’opinione pubblica con un appello che sarebbe diventato famoso:

Aprite il vostro giornale e troverete che da qualche parte nel mondo qualcuno viene imprigionato, torturato o messo a morte perché le sue opinioni o la sua religione sono inaccettabili per il suo governo. Il lettore prova un nauseante senso di impotenza. Eppure, se questi sentimenti di disgusto in tutto il mondo si unissero in un’azione comune, si potrebbe fare qualcosa di efficace”.

L’appello, pubblicato il 28 maggio 1961, raccolse adesioni in tutto il mondo, Benenson costituì assieme ad altri amici il nucleo di quella che sarebbe diventata di lì a breve Amnesty International, oggi la più grande organizzazione al mondo in difesa dei diritti umani, con più di dieci milioni di sostenitori. Pur cambiata sotto molti aspetti, Amnesty International è ancora nel suo Dna l’organizzazione che Benenson aveva voluto: persone comuni che trasformano “il sentimento di disgusto” in azioni di difesa dei diritti umani in tutto il mondo, azioni che hanno contribuito a liberare migliaia di prigionieri e ci hanno valso il premio Nobel per la pace nel 1977.

Peter Benenson scomparve a 84 anni, il 25 febbraio 2005. Antony Barnett sul Guardian gli riconobbe un grande merito: “Non sono molti gli articoli di giornale che possono davvero affermare di aver cambiato il mondo in meglio”.

Dal 1975 Amnesty International è anche in Italia, con una solida componente di professionisti e una presenza capillare di persone attiviste impegnate nell’educazione ai diritti umani presso le scuole e con iniziative di sensibilizzazione sui diritti umani. In questi 50 anni, Amnesty International in Italia ha promosso la definitiva abolizione della pena di morte (cancellata dal codice militare nel 1994), ha contribuito a scrivere una legge all’epoca tra le migliori al mondo in materia di commercio di armi, ha sostenuto l’introduzione del reato di tortura, ha partecipato molto attivamente, assieme ad altre Ong, ai lavori che hanno portato nel 1998 all’adozione dello Statuto di Roma, che ha dato vita alla Corte penale internazionale. In poche parole, non è stata mai in silenzio.

Celebreremo questa importante tappa in occasione della prossima Assemblea generale, a Roma, dal 23 al 25 maggio; altre iniziative verranno organizzate anche in altre città per moltiplicare le occasioni in cui raccontare i modi in cui difendiamo i diritti umani.

Per simbolo, Benenson scelse una candela avvolta nel filo spinato: “Amnesty International lavora contro l’oblio” con cui da sempre si cerca di intimidire le persone dissidenti, di cancellarne la voce e la memoria, di celare la repressione dei governi, di far dimenticare tutti e tutte coloro i cui diritti sono negati.

I tempi in cui viviamo ci mostrano che il lavoro da fare è ancora tantissimo perché “solo quando la Dichiarazione universale dei diritti umani sarà una realtà per i popoli del mondo, il nostro lavoro sarà finito”.

 

Articolo a cura di Alba Bonetti, presidente di Amnesty International Italia