Foto di Wisam Hashlamoun/Anadolu via Getty Images
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Amnesty International ha denunciato che la comunità palestinese di Shi’b Al-Butum, nella zona di Masafer Yatta della Cisgiordania occupata, rischia un imminente trasferimento forzato a causa dell’aumento degli attacchi dei coloni, appoggiati dallo stato israeliano, così come delle demolizioni delle abitazioni, delle limitazioni all’accesso ai terreni agricoli e dell’espansione degli insediamenti illegali da parte delle autorità di Israele.
Shi’b Al-Butum è una comunità di circa 300 pastori palestinesi ed è uno dei 12 villaggi dell’area di Masafer Yatta, situata nelle colline meridionali di Hebron, che da decenni è sottoposta a crescenti attacchi da parte dei coloni e a misure repressive da parte delle autorità israeliane.
Dal 7 ottobre 2023 la situazione è molto peggiorata. Se non verranno prese misure immediate per fermare le azioni dei coloni, interrompere le demolizioni e l’espansione dei vicini insediamenti, quella comunità come altre nella zona sarà soggetta a un trasferimento forzato.
“La situazione della comunità di Shi’b Al-Butum è solo un esempio di quello che le persone palestinesi, in particolare quelle beduine e dedite alla pastorizia, stanno subendo nella maggior parte della Cisgiordania occupata. I coloni invadono i loro terreni, vandalizzano e rubano i loro beni, minacciano e aggrediscono nella totale impunità”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, Alta direttrice delle ricerche e delle campagne di Amnesty International.
“Attraverso l’impatto cumulativo di decenni di occupazione e di apartheid – tra violenza, discriminazione istituzionalizzata ed espansione degli insediamenti illegali – Israele sta deliberatamente creando un ambiente coercitivo che allontana le persone palestinesi come quelle di Shi’b Al-Butum dalle loro terre. I trasferimenti forzati, ossia l’allontanamento con la forza di civili contro la loro volontà, sono una grave violazione della Quarta Convenzione di Ginevra e costituiscono un crimine di guerra”, ha aggiunto Guevara-Rosas.
Dal 7 ottobre 2023, un’ondata di violenza dei coloni e una serie di provvedimenti delle autorità israeliane hanno provocato il trasferimento forzato di persone palestinesi della Cisgiordania occupata. Sono stati attuati nuovi decreti militari di esproprio dei terreni, è salito profondamente il numero delle distruzioni di proprietà palestinesi e sono aumentati il sostegno, la partecipazione o il mancato intervento dello stato di fronte agli attacchi dei coloni.
Secondo l’Ocha (l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari), il 2024 è stato il peggiore degli ultimi 20 anni per quanto riguarda la violenza dei coloni nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est. Tra il 7 ottobre 2023 e il 31 dicembre 2024 l’Ocha ha documentato 1860 casi di violenza dei coloni, che hanno costretto oltre 300 famiglie, per un totale di 1762 persone – compresi 856 minorenni – a lasciare le loro terre. Da una media di due attacchi al giorno nel 2022 si è passati a una media di quattro al giorno nel 2024.
Organizzazioni israeliane per i diritti umani come Yesh Din e Haqel hanno denunciato che le forze israeliane non stanno proteggendo i civili palestinesi della Cisgiordania illegalmente occupata.
Il crescente clima repressivo creato da Israele e la violenza dei coloni appoggiati dallo stato hanno già causato il trasferimento forzato della comunità di pastori di Zanuta, sulle alture meridionali di Hebron. Al-Butum rischia di andare incontro a un simile destino.
A Shi’b Al-Butum Amnesty International ha intervistato sei persone e ha verificato 38 video di attacchi dei coloni dell’avamposto di Mitzpe Yair e dell’insediamento di Avigayil, uno dei dieci avamposti “legalizzati” retroattivamente dal governo israeliano nel febbraio 2023.
Dal 7 ottobre 2023 questi attacchi si sono fatti pressoché quotidiani. I coloni usano un linguaggio offensivo e accusano falsamente i pastori palestinesi di aver rubato i loro ovini. Situazioni del genere si ripetono in tutte le alture meridionali di Hebron e in altre parti della Cisgiordania occupata.
Invece di proteggere i pastori palestinesi di Shi’b Al-Butum, i soldati israeliani ordinano loro di non usare i terreni, confinandoli nei villaggi dove non c’è abbastanza cibo per il loro bestiame. Molti pastori non possono acquistarlo e sono costretti a vendere alcune delle loro pecore.
“Nessuno osa più uscire a pascolare fuori dal villaggio. Si prendono tutto ciò che vogliono e non è ancora abbastanza, vogliono che ce ne andiamo via. Arrivano qui, mi dicono che non c’è terra per me e che devo andare a Yatta”, ha raccontato Khalil Jabarin, un pastore.
Soprattutto a partire dal settembre 2024, un colono dell’avamposto di Mitzpe Yair entra regolarmente nel villaggio di giorno e di notte, armato e in uniforme militare. Si aggira intorno, scatta foto, vandalizza proprietà, in particolare terreni, recinti e steccati. La comunità locale vive costantemente nella paura.
In alcuni video, si vedono coloni armati camminare o passare con le loro motociclette a tutta velocità per intimidire i residenti.
In un video risalente al 19 luglio 2024 otto coloni accompagnati da un soldato aggrediscono la famiglia Najjar. Un soldato punta la sua arma contro la famiglia, poi spara in aria. Due persone sono state ricoverate in ospedale.
A Shi’b Al-Butum le autorità israeliane hanno demolito abitazioni e altre proprietà palestinesi, asseritamente per mancanza di permessi edilizi che però sono virtualmente impossibili da ottenere.
Il 22 novembre 2023 sono state demolite otto strutture. Secondo l’Ocha, 19 palestinesi tra i quali 11 bambini hanno dovuto abbandonare Shi’b Al-Batum. L’8 luglio 2024 la demolizione di altre due strutture ha causato lo sfollamento di 14 persone. Secondo l’organizzazione israeliana Peace Now!, che monitora l’espansione degli insediamenti, le autorità israeliane addette alla pianificazione edilizia non hanno approvato un solo permesso di costruzione né accolto un solo ricorso dei palestinesi dell’area C della Cisgiordania occupata.
I coloni continuano a beneficiare di una quasi totale impunità per gli atti di violenza che compiono contro le persone palestinesi. L’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din ha calcolato che circa il 94 per cento delle indagini sulle violenze commesse dai coloni nella Cisgiordania occupata tra il 2005 e il 2024 si è concluso senza rinvii a giudizio. Questo dato rafforza la convinzione delle persone palestinesi che il sistema di sicurezza israeliano sia strutturato per privilegiare gli interessi dei coloni ai loro danni.
La mancanza d’azione internazionale, a sua volta, permette a Israele di portare avanti le sue politiche di insediamento e alla violenza dei coloni di prosperare, rafforzando l’impunità. Il 21 gennaio 2025 il presidente statunitense Trump ha revocato tutte le sanzioni imposte precedentemente nei confronti di coloni israeliani violenti. L’esistenza stessa di tutti gli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato, a prescindere da quale sia il loro status in base alla legge israeliana, viola palesemente il diritto internazionale.
Tuttavia, gli stati continuano a non contrastare la loro espansione e a non assicurare protezione alla popolazione occupata. Anche dopo l’Opinione della Corte internazionale di giustizia del luglio 2024, che ha dichiarato illegale la presenza israeliana nel Territorio palestinese occupato e ne ha chiesto lo smantellamento entro 12 mesi, gli stati non hanno agito.
Oltre a Shi’b Al-Butum, altre nove comunità dell’area di Masafer Yatta sono a rischio imminente di sgombero forzato in quanto l’esercito israeliano ha dichiarato i loro villaggi parte di una zona di addestramento militare.
La situazione di queste comunità e la loro lotta per rimanere nelle loro terre ancestrali sono descritte nel documentario “No other land”, distribuito in Italia da Wanted, con il patrocinio di Amnesty International Italia e recentemente candidato agli Oscar.