La situazione delle persone richiedenti asilo in Belgio

3 Aprile 2025

© Karim Abraheen for Amnesty International

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Un nuovo rapporto, intitolato Senza casa e inascoltati: come la persistente incapacità del Belgio di garantire l’accoglienza viola i diritti dei richiedenti asilo, evidenzia che dall’ottobre 2021, quando ha iniziato a salire il numero delle persone richiedenti asilo, le autorità del Belgio non riescono ad accogliere le richieste di chi fugge dalla persecuzione e dalle guerre di avere un alloggio degno di questo nome.

Ci sono 2500 persone che si trovano nelle liste d’attesa: dunque, sono senzatetto o in case occupate dopo essere state abbandonate.

Tribunali nazionali e internazionali, da allora, hanno ordinato in oltre 12.000 casi alle autorità belghe di fornire alloggi. Queste sentenze, sebbene definitive e vincolanti, non sono state mai attuate.

Il nuovo governo federale entrato in carica il 3 febbraio di quest’anno, guidato da Bart De Wever, ha annunciato l’adozione delle “più rigorose misure possibili in materia d’immigrazione”. Si teme che i piani del nuovo governo rischino di aggravare ulteriormente la situazione delle persone in cerca di asilo.

“La mancata accoglienza da parte del Belgio non è dovuta a una carenza di risorse, ma a una mancanza di volontà politica”, ha detto Eva Davidova, portavoce di Amnesty International Belgio.

Le persone richiedenti asilo, alle quali è stata negata un’accoglienza adeguata, si sono spesso ritrovate senza dimora, costrette a vivere per strada o in edifici occupati. Hanno dovuto affrontare numerosi ostacoli nell’accesso alle cure mediche, con un conseguente ulteriore peggioramento della loro situazione.

Sayed, un giovane afgano che ha trascorso quattro mesi, tra l’ottobre 2022 e il gennaio 2023, in una struttura fatiscente ironicamente chiamata “Palazzo dei diritti”, ha raccontato:

“All’inizio le cose andavano abbastanza bene: c’erano le docce e i bagni e qualche persona passava il pomeriggio a portare da mangiare. Ma poi quei servizi si sono rotti e dormivamo in mezzo all’urina”.

Ahmet e Baraa, palestinesi della Striscia di Gaza, sono arrivati in Belgio nel settembre 2024 e hanno trovato posto in un edificio in cui in ogni stanza dormivano fino a sette persone:

“Faceva freddo, soffrivamo la fame e nessuno s’interessava di noi. Ho perso molti parenti e amici a Gaza. Mia madre, mio fratello e mia sorella sono rimasti gravemente feriti. Mi metto nei loro panni e penso solo a sopravvivere”, ha raccontato Ahmet.

Le organizzazioni della società civile e il volontariato cercano generosamente di porre rimedio alla mancanza d’azione delle autorità ma le loro risorse non bastano.

L’assenza di alloggi ha un profondo impatto negativo sulle prospettive di pensare al futuro: in assenza di un domicilio ufficiale, ad esempio, è impossibile trovare un lavoro.

“Voglio solo una vita semplice, un minimo di diritti, un lavoro, cibo da mettere nello stomaco: insomma, una vita normale. Quella che prima avevamo a Gaza, poi siamo dovuti venire via. Il motivo per cui siamo arrivati qui? Trovare un posto sicuro”, ha detto Baraa.

Il governo del Belgio deve immediatamente garantire un numero sufficiente di posti di accoglienza e assicurare che tutte le persone in cerca di asilo ricevano un alloggio adeguato; indipendentemente dalla loro condizione abitativa, è essenziale che venga garantito l’accesso a servizi sanitari adeguati, compreso un supporto psicologico specializzato. Inoltre, le autorità belghe devono attivare il “piano di accoglienza diffusa” previsto dalla normativa nazionale e attuare piani di emergenza per gestire le variazioni nel numero di domande d’asilo.

Nel frattempo, si chiede al governo belga di fornire alle organizzazioni della società civile che assistono i richiedenti asilo un adeguato sostegno finanziario e logistico, affinché possano continuare il loro lavoro, colmando le lacune lasciate dall’inazione dello stato.

La Commissione Europea dovrebbe assicurarsi che il Belgio torni a rispettare la Direttiva sulle condizioni di accoglienza, anche avviando procedure d’infrazione, se necessario. Il fallimento del Belgio nel garantire l’accoglienza non è un caso isolato, ma rappresenta un banco di prova per l’impegno dell’Unione europea nella tutela dei diritti umani fondamentali.

Metodologia della ricerca

Il rapporto si basa su una ricerca condotta da Amnesty International tra ottobre 2024 e gennaio 2025, che include interviste a persone in cerca di asilo che hanno vissuto in condizioni di senza dimora in Belgio tra il 2021 e il 2024. Sono state inoltre effettuate ulteriori interviste con avvocati esperti di migrazione e rappresentanti di organizzazioni della società civile.