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In risposta alle notizie secondo cui il primo ministro dell’Ungheria, Viktor Orbán, avrebbe invitato e si appresterebbe a ospitare, mercoledì 2 aprile, il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu, Erika Guevara-Rosas, alta direttrice per le ricerche e le campagne di Amnesty International, ha dichiarato:
“Il primo ministro Netanyahu è sospettato di crimini di guerra in quanto accusato di aver usato la fame come arma di guerra e di aver attaccato intenzionalmente i civili, nonché di crimini contro l’umanità, tra cui omicidio, persecuzione e altri atti disumani. In quanto stato membro della Corte penale internazionale (Cpi), l’Ungheria, nel caso in cui entrasse nel paese, ha l’obbligo di arrestarlo e di consegnarlo alla Corte stessa. Ogni suo viaggio in uno stato membro della Cpi che non si concluda con il suo arresto incoraggerà Israele a commettere ulteriori crimini contro la popolazione palestinese nel Territorio palestinese occupato”.
“La visita di Netanyahu, secondo quanto appreso, va considerata come un tentativo cinico di minare il lavoro della Cpi e rappresenta un affronto nei confronti delle vittime di crimini di diritto internazionale, che guardano alla Corte come una speranza di giustizia. L’invito dell’Ungheria mostra disprezzo per il diritto internazionale e conferma che persone sospettate di crimini di guerra e ricercate dalla Cpi sono le benvenute in uno stato membro dell’Unione europea”.
“La visita di Netanyahu in Ungheria non deve diventare un precedente per il futuro dei diritti umani in Europa. I leader europei e mondiali devono porre fine al loro vergognoso silenzio e alla loro inerzia e chiedere all’Ungheria di arrestare il primo ministro israeliano. Questa visita sarebbe un oltraggio alla sofferenza della popolazione palestinese, vittima del genocidio di Israele nella Striscia di Gaza, di crimini di guerra in altre parti del Territorio palestinese occupato e del radicato sistema di apartheid contro tutte le persone palestinesi i cui diritti sono sotto il controllo israeliano”.
“Amnesty International chiede al procuratore della Cpi di indagare e perseguire tutti i crimini commessi da Israele. Lo stesso deve fare anche l’Ungheria, applicando il principio della giurisdizione universale. Leader potenti come Netanyahu, accusati dalla Cpi di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, non devono più godere della possibilità di un’impunità perpetua”.
“La Cpi è stata istituita per garantire l’accertamento delle responsabilità per le vittime di genocidio e di altri crimini di diritto internazionale, affinché tutte le azioni che sconvolgono la coscienza dell’umanità non siano mai più accompagnate dall’impunità. Nel suo tentativo di ‘portare il potere di fronte alla giustizia’, la Cpi sta ora subendo una reazione globale da parte di leader potenti che cercano di indebolire il diritto internazionale e di impedire che le persone più influenti siano chiamate a rispondere delle loro azioni”.
Nel novembre 2024 la Cpi ha emesso mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’allora ministro della Difesa Yoav Gallant, così come del comandante delle brigate al-Qassam, operanti nella Striscia di Gaza, Mohammed Diab Ibrahim Al-Masri, per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
Da allora, i leader di alcuni stati membri della Cpi tra cui Francia, Germania, Italia, Polonia e Ungheria, hanno dichiarato o lasciato intendere che non arresteranno Benjamin Netanyahu nel caso in cui si rechi nei loro paesi. Gli Stati Uniti, inoltre, hanno imposto sanzioni contro il procuratore della Cpi, Karim Khan.
Uno dei principi cardine dello Statuto di Roma, che ha istituito la Cpi, è che tutte le persone soggette a un mandato di arresto della Corte devono essere arrestate e consegnate senza possibilità di invocare l’immunità.