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Reagendo alla notizia che l’Ungheria, stato parte della Corte penale internazionale (Cpi), ha accolto Benjamin Netanyahu nel paese senza arrestarlo e ha annunciato che si ritirerà dall’organismo giudiziario, Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, ha dichiarato:
“Il primo ministro Orbán sta dando rifugio a un ricercato dalla Cpi. Benjamin Netanyahu è accusato di crimini di guerra e crimini contro l’umanità nei confronti delle persone palestinesi. Accogliendo Netanyahu, l’Ungheria sta di fatto legittimando il genocidio di Israele, ossia la distruzione fisica, totale o parziale, della popolazione palestinese della Striscia di Gaza”.
“I leader e le autorità degli stati membri della Cpi non devono contribuire a indebolire la Corte incontrando Netanyahu o altri soggetti da essa ricercati. Il vergognoso viaggio di Netanyahu in Ungheria non deve trasformarsi in un tour dell’impunità presso altri stati membri della Cpi”.
“L’annunciato ritiro dell’Ungheria dalla Cpi è un tentativo sfacciato e inutile di sfuggire alla giustizia internazionale e ostacolare il suo lavoro. Questo annuncio cinico non cambia il fatto che l’Ungheria ha ancora l’obbligo fondamentale di arrestare e consegnare Benjamin Netanyahu alla Cpi. Un eventuale ritiro avrebbe effetto tra un anno e non deve distrarre dal rispetto degli obblighi giuridici internazionali dell’Ungheria”.
“Le istituzioni dell’Unione europea e gli stati membri della Cpi devono dire in modo inequivocabile su cosa rappresenti questa visita: un attacco diretto dell’Ungheria per minare la Cpi e il suo operato, indebolire l’Unione europea in un momento in cui dovrebbe essere forte e unita e un insulto a tutte le vittime in cerca di giustizia”.
“L’Unione europea e tutti gli stati membri della Cpi devono chiedere con urgenza all’Ungheria di arrestare e consegnare Netanyahu e riaffermare con fermezza il proprio impegno a difendere la Corte dalle insidiose minacce alla giustizia internazionale che una visita di questo tipo rappresenta. Questo fallimento morale deve essere fermato prima che provochi ulteriori danni a un ordine internazionale basato sul rispetto delle regole”.
La visita del primo ministro israeliano Netanyahu arriva 18 mesi dopo l’inizio del genocidio contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza occupata. Israele ha ucciso oltre 50.140 palestinesi, tra cui più di 15.600 bambini, e ha ferito quasi 114.000 persone. Ha costretto allo sfollamento 1,9 milioni di persone palestinesi e l’intera popolazione della Striscia di Gaza è alle prese con un aumento delle malattie e con la fame a causa dell’assedio illegale imposto da Israele, che da oltre un mese blocca completamente l’ingresso di aiuti umanitari urgentemente necessari. Proprio ieri, il primo ministro Netanyahu ha annunciato che “si sarebbe impadronito” di territori per “dividere” la Striscia di Gaza.
Il ritiro dalla Cpi è possibile ai sensi dell’art.127 dello Statuto di Roma. Tale ritiro ha effetto un anno dopo la notifica ricevuta dall’Ufficio dei trattati delle Nazioni Unite a New York. Fondamentalmente, quindi, il ritiro non incide sugli attuali obblighi giuridici dell’Ungheria in quanto stato membro, compreso quello di arrestare tutte le persone oggetto di mandati di arresto della Cpi e di cooperare pienamente alle indagini in corso.
Il ritiro rappresenta un tradimento per tutte le vittime di crimini di guerra e mina le tutele riconosciute anche alla popolazione ungherese, poiché tra un anno verrà meno la possibilità di ricorrere alla Cpi per crimini commessi nei suoi confronti.
Le autorità degli stati parte della Cpi dovrebbero interrompere ogni contatto non essenziale con persone come Netanyahu ricercate dalla Corte. Tutti gli stati membri dell’Unione europea si sono impegnati a evitare tali contatti non essenziali, in linea con la politica ufficiale dell’Unione stessa.